June 27 – September 27: Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto

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L’Ironia del Sapere (Volume Uno) è il titolo della prima parte della doppia retrospettiva dedicata alla produzione di Matteo Peretti, presentata presso Palazzo Collicola Arti Visive di Spoleto,a cura di Gianluca Marziani, dal 27 giugno al 27 settembre.

Vernissage: sabato 27 giugno 2015 ore 12.00, Palazzo Collicola Arti Visive, piazza Collicola, Spoleto

Oltre alle opere appartenenti alla produzione precedente dell’artista (appartenenti alla serie Playground) e più recenti (la serie The End of Myth) verranno presentate in questa sede tutte le performance appartenenti al progetto Samarcanda; Motherhood, Presumption of Innocence, Fede Incontrollabile, Flag:EU e l’installazione Volumes:Rice.

L’Ironia del Sapere si costituisce come un percorso cognitivo, nel quale media diversi, installazioni, performances e sculture interagiscono al fine di minare le basi cognitive umane preesistenti e creare nuova conoscenza negli spettatori. Si tratta di una rielaborazione, in chiave ironica, di talune tematiche che a livello individuale riescono ad espandersi ad un livello sociale più ampio. Questa retrospettiva nasce in primo luogo dalla complessità, dalla varietà e soprattutto dall’attualità dei temi affrontati lungo tutta la produzione dell’artista: l’intento è quello di svelare le dinamiche coercitive del quotidiano per interrogare la nostra consapevolezza sul mondo che ci circonda, un intento educativo quanto estetico perché forma e concetto sono per Peretti inscindibili, tanto da dichiararsi un semplice mezzo tra un idea e la sua rappresentazione.

È necessaria la piena comprensione del termine inglese sociology of knowledge (sociologia della conoscenza) per cogliere la linea di ricerca fondamentale di questo progetto. La sociologia della conoscenza è lo studio del rapporto tra il pensiero umano e il contesto sociale nel quale esso prende vita e degli effetti che le idee prevalenti o paradigmi dominanti hanno sulle società contemporanee: si occupa delle più ampie questioni fondamentali sull’entità ed i limiti del condizionamento che la società può avere sulle vite di ciascun individuo e sulle basi stesse della nostra conoscenza e comprensione del mondo. Si concentra pertanto sui valori, o i sistemi di pensiero, che influenzano e spesso determinano le scelte quotidiane dei singoli. E’ la società, con i suoi eccessi e condizionamenti, a fare da traino nel lavoro di Peretti: sono i dominant paradigms, ovvero i codici della cultura imposti dalla società in cui viviamo, a determinare la nostra conoscenza del mondo e dunque a plasmare la nostra esperienza di questo.

Il progetto si inserisce, e prosegue, il lavoro precedente dell’artista, incentrato sulla costante ed ossessiva raccolta di oggetti di vita quotidiana, residui di azioni comuni; tale cannibalismo scultoreo era funzionale ad una narrazione dello stato di crisi della società attuale, nel quale l’apparenza ludica, di stampo pop, implicava invece una acuta critica sulla società dell’apparenza e della comunicazione invasiva: le serie dei Playground, e dei Synthetic Brains, opere installative da cui letteralmente straripano flussi di oggetti e di informazioni pressoché infiniti, paiono domandare allo spettatore: quali dei nostri oggetti quotidiani sono realmente a noi necessari? E quanto sono funzionali ad una effettiva conoscenza del mondo che ci circonda?  La reazione naturale a tale accumulo esagerato è un azzeramento della percezione; le miriadi di oggetti e giocattoli vengono coperti da una colata lavica di colore che tutto appiattisce ed annulla.  L’eleganza formale e l’alto livello di esteticità, nonché i richiami iconografici frequenti a forme artistiche più o meno antiche ( come ne La Strage degli Innocenti, o nella serie dei Ritratti) rendono il lavoro di Peretti capace di travalicare la semplice provocazione, sulla scia delle operazioni di assemblaggio di stampo dadaista, per costituirsi come una riflessione densa, e giocosa al tempo stesso, sulla vita e le sue innumerevoli sfaccettature.

In queste serie di opere spostamenti e trasposizioni di significato evidenziano un processo più strutturale che di conoscenza vera e propria: Ironia del Sapere costituisce un prolungamento di tale processo, improntato a un carattere più marcatamente epistemologico. Non vi è più solamente l’atto dell’osservare, ma un tentativo più preciso di comprendere il mondo, di stabilire il ruolo della conditio humana in rapporto con il mondo circostante, le influenze reciproche: l‘ironia costituisce la chiave di volta in questo processo di comprensione, e la particolare cifra stilistica dell’artista. Ironia deriva dal greco eironeia, dissimulazione: ovvero incongruità con il significato immediato delle cose, un andare al di là della semplice evidenza del termine. Diventa dunque strumento indispensabile per scardinare i processi cognitivi sedimentati, e creare un nuovo e più fresco sguardo sul mondo.

The Irony of Knowledge (Volume One) is the title of the first part of the double solo retrospective show of artist Matteo Peretti, presented at Palazzo Collicola Arti Visive di Spoleto and curated by Gianluca Marziani, from June 27th to September 27th.

Opening: Saturday June 27th 2015 at 12 am, Palazzo Collicola Arti Visive, piazza Collicola, Spoleto

Works from the previous production of the artist (Playground series), more recent works (the The End of Myth series) and all the performances from the Samarcanda Project ( Motherhood, Presumption of Innocence, Unrestrainable Faith, Flag:EU) are presented in this exposition.

Irony of Knowledge is a cognitive process where different media, installation pieces, sculptures and performance interact in order to break the preexisting cognitive bases and create new knowledge. It re-elaborates, with an ironic tone, a number of issues that are able to expand themselves from an individual level to a broadly social one. This retrospective show arises from the complexity, the variety and mostly the modernity of the themes in the artist’s art production: Peretti’s art wants to unfold the coercive dynamics  of everyday life in order to question our awareness of the world, a purpose both educational and aesthetic, since for Peretti concept and form are inseparable matters, a link between idea and its representation.

It is necessary to be fully aware of the term “Sociology of Knowledge” in order to understand the fundamental key of this project. Sociology of knowledge is the study of the relationship between human thought and the social context within which it arises, and of the effects prevailing ideas have on societies: it deals with broad fundamental questions about the extent and limits of social influences on individual’s lives and the social-cultural basics of our knowledge about the world. Society, with its excesses and conditionings, is the fundamental issue of the artist work: the dominant paradigms, the cultural codes imposed by the society we live in, determine our experience of the world.

This project continues the previous line of research of the artist’s work, which focused on the constant and obsessive collection of everyday life objects, leftovers of daily and common actions: this sort of  “scultpural cannibalism” intended to narrate the actual state of crisis of today’s society, where the playful, pop look implicated a sharp criticism to a society which bases itself on appearance and invasive communication. The series of the Playground and of the Synthethic Brains, artworks from which overflow thousands of objects, informations, nearly endless, seem to ask the observer: how many of our daily objects are really necessary? And how functional they are for a better knowledge of the world which surrounds us? The natural reaction to this exaggerated accumulation is the cancellation of perception: this countless amount of toys and tiny objects is covered by a flow of monocrome color, which erases and flattens everything.  The formal elegance and the high aesthetic level, and the frequent recall to sources from art history (visible in the artwork Massacre of the Innocents and in the series of the Portraits) are able to expand Peretti’s work from a simple provocative intent, which has its roots in the Dada artistic operations of assemblage, to an intense, and playful at the same time, consideration of life, and its endless facets.

In this series the transpositions of significance underlie a process which is more structural than of actual knowledge: Irony of Knowledge extends this process, which has a more epistemological nature. It’s established an attempt to understand the world, and the role of the human being in it: irony, which is the particular style of the artists, is the key in this understanding process. The word Irony derives from the greek word eironeia, which means fiction: that is, the discrepancy with the immediate meaning of things, in order to go beyond the simple facts. It becomes an instrument to dismantle the cognitive processes already established, and create a new point of view.

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